9/7/2016 • Activity • 1 minuto e 40 secondi per la lettura

La palestra in tasca

App e programmi per l'auto-allenamento si fanno sempre più performanti: così tablet e cellulari ci faranno vivere meglio

Il difficile, adesso, sarà più che altro capire quand’è che uno col cellulare in mano perde tempo o, molto semplicemente, si sta solo rimettendo in forma. Perché il brutto di quella che va via via delineandosi come la nuova alba della tecnologia, accessibile ovunque, in qualsiasi momento, perennemente, è proprio questo: dopo averla demonizzata per anni, additandola di essere la causa dei nostri cuscinetti sui fianchi e dell’adipe in eccesso, non potendo sempre e solo dire che ci stava facendo diventare degli idioti che non sanno più memorizzare nulla, adesso ci toccherà pure benedirla tanto sarà indispensabile al benessere del nostro organismo

Così almeno promettono di fare le tante piccole e grandi applicazioni a tema “mettiti in forma” che spuntano a ritmi impressionanti negli App store di ogni latitudine. E come confermano pure alcune ricerche scientifiche al riguardo. Una su tutte, quella pubblicata di recente sul Journal of American Heart Association. Prendendo in esame oltre vent’anni di letteratura scientifica, lo studio ha spiegato molto semplicemente, come, in realtà, tenetevi forte, internet e diavolerie elettroniche come cellulari e tablet ci aiutano a condurre una vita più sana. In che modo? Semplice: spingendoci a mangiare meglio, ad essere più consapevoli dell’apporto nutritivo degli alimenti, e - e qui davvero ci sarebbe da sgranare gli occhi -, ad essere persino fisicamente più attivi.

In pratica queste applicazioni si fondano sul principio dell’auto-determinazione applicata all’esercizio fisico. Scaricando uno di questi strumenti, si scende in buona sostanza a patti col diavolo. Dove il diavolo è lo strumento che fino a ieri consideravamo la causa della nostra pigrizia. Un accordo che suona più o meno così: io ti ascolto, provo a ripetere diligentemente gli esercizi che tu mi mostri sullo schermo, rispettando tempi e modi, e tu, cara applicazione, in contropartita, non mi stressi come penso faccia un personal trainer in carne ed ossa e, cosa ancora più importante, mi prometti un qualche, sia pur minimo, risultato a breve termine.

E “il patto”, a quanto pare, sembra funzionare sul serio. Almeno a giudicare dai numeri e da chi ha deciso di cimentarsi con questa forma di auto-allenamento. Molte le aziende di abbigliamento che si sono convertite all’App training. Tra i primi, manco a dirlo, i tipi di Nike. Che con il nuovo Nike Training Club ci fa entrare in una palestra senza spostarci di un metro. Basta accendere il cellulare, scegliere il proprio tipo di allenamento tra i 100 (CENTO!!) consigliati, seguire le istruzioni su come svolgere attentamente l’esercizio (e nel caso abbiate difficoltà, un piccolo tutorial introduttivo farà al caso vostro) e il gioco, davvero, è fatto. Just do it, insomma, come direbbero loro.

Ma come Nike sono tanti i colossi dell’abbigliamento sportivo che hanno sposato la causa. Come pure infiniti sono i personal trainer che hanno scelto di legare la propria immagine a prodotti di questo tipo. Cercando di sfruttarne la scia. Perché la regola “se non li puoi battere, unisciti a loro”, è ancora validissima. Ma gli esperti storcono comunque il naso: un’app non fa miracoli, gridano, facendo riferimento alla necessità di praticare comunque una sana attività fisica quotidiana e seguita, quando possibile, da professionisti del settore. Hanno ragione, per carità. Ma siamo pragmatici, da queste parti. E sappiamo quanto la tecnologia ci ha persuaso.

Ecco perché, piuttosto che niente, pensiamo noi, sia sempre meglio piuttosto.